COSA HO IMPARATO DAI PARENTI ?

Dingo ad esempio mi ha insegnato ad adattarmi a qualsiasi situazione.
Il corpo umano si evolve sempre e comunque, reagisce allo stress, metabolizza le difficoltà e si resetta in base al mutare dell’ambiente esterno.
Se lo desideriamo, potremmo diventare una “perfecta macchina por matar”.
Si tratta solo di essere lesti e minimizzare i tempi di adattamento.
I più svegli ci riescono senza sforzi, altri si devono impegnare maggiormente.
Fare domande ad esempio aiuta, serve a sondare il terreno, e capire con chi ti stai confrontando.
E se sai ascoltare, le persone ti dicono sempre quello che vuoi sentire. (L’ultimo di bravi ragazzi)
Sta a te arrivare prima. Affinare le percezioni.
Portare i discorsi alle conclusioni alle quali vuoi arrivare.
Perciò, se hai dei dubbi, poni una domanda di cui sai già la risposta e capirai se hai di fronte un bugiardo.
E se ti sei imbattuto in un professionista, ripeti la stessa domanda a distanza di tempo, prima o poi anche il più scaltro, darà risposte differenti.
Qualcuno una volta mi disse che la vita è un po’ come una partita a scacchi, ma lo diceva schierando in campo solo pedoni.
Dingo invece gioca a tutto campo. In ogni direzione.
Pupe trasmette energia, forza, pressione e furia agonistica.
Se gli stai vicino puoi quasi avvertire la sua aura.
E’ un fottuto rullo compressore con la marcia sempre inserita.
Se c’è qualcosa o qualcuno di insormontabile, gli ultimi pensieri che devono passarti per la testa sono: “non posso farcela”, “sono in troppi”, “sono spacciato”.
Non pisciarti nei pantaloni prima del tempo, vagli addosso e frantumali.
Lo spessore dei problemi è sempre relativo, dipende dalla prospettiva con la quale si guardano.
La risoluzione invece è direttamente proporzionale al vigore con cui ci si fa sotto.
Nel mondo ci sarà sempre una mano più grossa della tua, ma se pensi di essere solo un mignolo non stringerai mai il pugno.
Ragionare al di sopra delle parti ti da un vantaggio iniziale.
E’ come scattare prima ai nastri di partenza.
Lascia che siano gli altri ad inseguire e provare un senso di inferiorità verso te.
In campo aperto ci si confronta con tutto quello che si hai.
Faina un tempo era solare, coinvolgente, compagnone.
Sapeva animarti la serata riempiendoti il bicchiere, sparando cazzate e portandoti il sorriso dentro.
Poi quando non ce la facevi più e crollavi a terra lui restava in piedi ad addomesticare quel che restava della serata.
Quindi ti riportava a casa, e se ne avevi bisogno, veniva anche a rimboccarti le coperte.
Lo zio Feinz osservava il mondo con il suo stile ed affrontava le situazioni in prospettiva frontale. Si arrangiava, ma erano poche le cose che gli sfuggivano.
Gli piaceva giocare con i ruoli fuori dagli schemi ed il senso di complicità che trasmetteva era senza eguali.
Aveva sempre qualche asso nella manica ed in un attimo entrava in sintonia con le persone e le situazioni.
Rischiava per se stesso, per gli altri o semplicemente per un’ideale.
Stava al tuo fianco per il semplice gusto di non lasciarti solo, ma lo faceva con piacere.
Se pioveva birra non apriva l’ombrello, ma ti suggeriva il modo migliore per spalancare la bocca.
La strada di casa non era mai dritta ed una sbronza non è mai stata una vera sbronza senza Feinz.
Edited by samurai77 - 19/3/2008, 17:34武士に二言無し (un samurai ha un solo rimpianto: porca puttana ho messo le stelline ninja nelle mutande !)
